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Istat, denatalità. Greco (S.I.d.R.): "Investire su Pma e prevenzione fertilità per fermare il declino demografico"

Con un tasso medio di 1,14 figli per donna, il nostro Paese tocca un nuovo minimo storico, mentre l'età media al primo figlio sale a 32 anni

Redazione Quotidiano Benessere

“L’Istat fotografa un’Italia in pieno inverno demografico, con le nascite che nel 2025 sono scese in un anno del 3,8%, un trend negativo che prosegue anche nei primi mesi del 2026, -1,1% tra gennaio e luglio. Con un tasso medio di 1,14 figli per donna, il nostro Paese tocca un nuovo minimo storico, mentre l’età media al primo figlio sale a 32 anni. La Procreazione medicalmente assistita, in questo scenario, rappresenta un’opportunità da sostenere, insieme a una maggiore attenzione e consapevolezza sulla necessità di preservare la fertilità di uomini e donne”. Lo afferma Ermanno Greco, Presidente della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.) e Professore di Ginecologia e Ostetricia all’Università UniCamillus di Roma, commentando i dati del Rapporto Istat “Natalità e fecondità della popolazione residente 2025”.

“Il calo delle nascite – aggiunge – è un’emergenza che l’Italia deve affrontare con urgenza e misure legislative mirate. L’aumento dell’età media alla nascita del primo figlio evidenzia come la ricerca della genitorialità venga sempre più posticipata per ragioni socio-economiche, lavorative e personali. A 32 anni la riserva ovarica di una donna è già in una fase di naturale declino, che accelera dopo i 35 anni. Arrivare alla prima gravidanza a questa età significa avere una finestra temporale stretta per gli eventuali figli successivi. Con il passare degli anni – spiega il Presidente della Società Italiana della Riproduzione – aumenta il numero degli ovociti non sani, tanto che nelle donne over 35 prima di un impianto di fecondazione assistita viene verificata la salute dell’embrione per testarne la qualità".

Per Greco “occorre promuovere una prevenzione più accurata e capillare su questi temi, per tutelare la fertilità fin dalla giovane età, attraverso un’attività informativa più ampia rivolta soprattutto ai giovani e incentivando percorsi come, ad esempio, la crioconservazione degli ovociti per le donne che desiderano o devono posticipare la maternità. La sanità va ripensata in una prospettiva più ampia di intervento, contando su maggiori risorse economiche e una più articolata attività di comunicazione e sensibilizzazione pubblica, coinvolgendo anche le istituzioni scolastiche. La Pma rappresenta oggi una rete di sicurezza fondamentale. Con quasi la metà dei bambini, come informa l’Istat, che nasce ormai fuori dal matrimonio, segno di modelli familiari in continua evoluzione, la medicina della riproduzione offre risposte concrete a tutti i nuovi progetti di vita”, conclude.

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