Si chiude con una riflessione che guarda oltre la sala operatoria il percorso di approfondimento dedicato al V Congresso Nazionale Obiettivo Trauma, presieduto da Giovanni Di Lorenzo e dal presidente onorario Giovanni Ciaccio, che ha riunito al CEFPAS professionisti provenienti da diverse discipline per confrontarsi sulle più moderne strategie di gestione del trauma.
Per due giorni si è parlato di lesioni complesse, interventi salvavita, leadership clinica e lavoro di squadra. Cinque simulazioni base avanzate hanno trasformato la formazione in esperienza diretta, mettendo alla prova chirurghi, infermieri e altri professionisti sanitari chiamati a operare in scenari realistici, dove ogni scelta poteva influire sull'esito del caso clinico.
Nel corso di questa serie di articoli abbiamo raccontato la simulazione, il ruolo dei giovani professionisti, il valore del briefing e del debriefing e la capacità del congresso di superare il modello tradizionale della lezione frontale. C'è però un aspetto che ha attraversato trasversalmente ogni scenario e ogni momento di confronto.
Dietro ogni trauma c'è una persona.
Può sembrare una considerazione scontata, ma è probabilmente la più importante.
Dietro le immagini di una sala operatoria, dietro la gestione di una lesione complessa o di un'emergenza tempo-dipendente, ci sono uomini e donne che nel giro di pochi istanti si ritrovano catapultati in una condizione completamente nuova. E insieme a loro ci sono famiglie che attendono una notizia, una risposta, una speranza.
Non è un caso che all'interno di un congresso dedicato alla gestione del trauma abbiano trovato spazio anche figure come Antonella Ballacchino, medico e psicoterapeuta, e gli psicologi e psicoterapeuti Annalisa Paradiso e Steven Spinello.
La loro presenza ha ricordato ai partecipanti che la gestione dell'emergenza non si conclude con la stabilizzazione del paziente.
Comincia, semmai, una nuova fase.
La fase nella quale la persona prova a comprendere quanto accaduto, a confrontarsi con la paura vissuta, con le conseguenze dell'evento e, in alcuni casi, con un cambiamento improvviso della propria vita.
Allo stesso modo, anche le famiglie affrontano un percorso spesso difficile, fatto di attese, domande e fragilità. Un percorso nel quale l'ascolto e il sostegno possono rappresentare risorse preziose.
Ma c'è un'altra categoria che raramente entra nel racconto pubblico del trauma. Sono i professionisti sanitari.
Le simulazioni viste al CEFPAS hanno mostrato équipe capaci di lavorare sotto pressione, di prendere decisioni rapide e di coordinarsi in tempi estremamente ridotti. Dietro quella capacità operativa esistono però responsabilità enormi, carichi emotivi importanti e un confronto continuo con la sofferenza.
Anche per questo oggi si parla sempre...