Roma – “Accogliamo con favore la decisione del Consiglio di Stato di sospendere in via cautelare gli atti relativi al payback sui dispositivi medici per il periodo 2015-2018. È un passaggio importante per un settore strategico della sanità italiana, che richiama la necessità di una soluzione definitiva a un meccanismo che rischia di mettere in ginocchio soprattutto le piccole e medie imprese”. Lo dichiara Vincenzo Bottino, presidente dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani (ACOI), commentando l’ordinanza n. 4658/2026 del Consiglio di Stato, che ha disposto la sospensione cautelare degli atti ministeriali generali impugnati, con effetti estesi anche alle imprese non coinvolte nel giudizio.
“ACOI è al fianco di Conflavoro PMI Sanità, del suo presidente Gennaro Broya de Lucia, di Confindustria Dispositivi Medici e di tutto il comparto nel chiedere una soluzione strutturale al problema”, prosegue Bottino. “Le imprese che producono e forniscono dispositivi medici sono parte integrante del funzionamento dei nostri ospedali. Parliamo di strumenti, materiali e tecnologie indispensabili ogni giorno nelle sale operatorie. Mettere a rischio la tenuta economica di queste aziende significa mettere a rischio anche investimenti, innovazione e continuità delle forniture al Servizio sanitario nazionale”.
Per il presidente ACOI, il tema riguarda direttamente la qualità dell’assistenza. “Il payback espone le imprese a richieste economiche retroattive legate a decisioni di spesa pubblica sulle quali non hanno avuto possibilità di intervenire. Un sistema del genere pesa soprattutto sulle realtà più piccole, che rappresentano un patrimonio di competenze e capacità produttiva per il nostro Paese. La sostenibilità della sanità richiede regole certe, programmazione e responsabilità chiare”.
“La sospensione cautelare rappresenta un segnale significativo, mentre resta aperta la necessità di una risposta legislativa”, conclude Bottino. “Chiediamo al Governo e al Parlamento di affrontare il nodo del payback nella legge di Bilancio, tutelando le imprese italiane e superando un meccanismo che rischia di indebolire l’intera filiera sanitaria. Difendere queste aziende significa anche difendere la capacità dei nostri ospedali di garantire cure sicure, tempestive e di qualità ai cittadini”.
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