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Autoimmunità e differenze di genere: a Palermo un progetto da 1,3 milioni di euro per studiare il ruolo del cromosoma X

Studi e Ricerche

Autoimmunità e differenze di genere: a Palermo un progetto da 1,3 milioni di euro per studiare il ruolo del cromosoma X

Il ricercatore Antonino Zito, rientrato in Sicilia dopo esperienze internazionali, guida un laboratorio di genetica di nuova generazione finanziato dal Fondo Italiano per la Scienza

Redazione

17 Giugno 2026 11:43

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Un finanziamento da circa 1,3 milioni di euro sosterrà un progetto di ricerca che punta a chiarire le basi genetiche della maggiore predisposizione femminile alle malattie autoimmuni. Il dottor Antonino Zito, ricercatore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche (Stebicef) dell'Università di Palermo, ha ottenuto uno Starting Grant nell'ambito della call nazionale FIS3 - Fondo Italiano per la Scienza, destinata a sostenere progetti altamente innovativi .
Il progetto, intitolato "Immune cell type-specific Dysregulation in X-linked gene dosages as an Etiological factor of Autoimmune diseases", avrà una durata di cinque anni e si concentrerà sul cromosoma X, considerato uno dei principali fattori genetici che influenzano la maggiore incidenza delle patologie autoimmuni nelle donne.

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«Le malattie autoimmuni - spiega Zito - sono patologie complesse e clinicamente eterogenee, causate da alterazioni dei meccanismi di autotolleranza immunologica, che portano il sistema immunitario ad attaccare l'organismo stesso». Le donne risultano molto più esposte: nove pazienti su dieci affetti da lupus eritematoso sistemico sono di sesso femminile .
Il cromosoma X, che contiene oltre 800 geni coinvolti nella regolazione del sistema immunitario, presenta un pattern di ereditarietà peculiare: i maschi ne ereditano uno dalla madre, mentre le femmine ne possiedono due, uno materno e uno paterno. Secondo Zito, il "dosaggio" dei geni presenti sul cromosoma X potrebbe essere alla base della maggiore suscettibilità femminile alle malattie autoimmuni, anche se i meccanismi molecolari precisi restano ancora da chiarire .

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Grazie al finanziamento ministeriale, Zito avvierà a Palermo un laboratorio di genetica avanzata e formerà un team di ricerca specializzato. Il progetto prevede sperimentazioni molecolari su modelli murini e linee cellulari, analisi bioinformatiche e l'impiego di algoritmi di intelligenza artificiale per interpretare grandi quantità di dati genetici .
Tra le collaborazioni previste figura il laboratorio della professoressa Laura Lentini dell'Università di Palermo, insieme a partner nazionali e internazionali.

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Per il direttore del dipartimento Stebicef, Antonio Palumbo Piccionello, il riconoscimento «evidenzia l'alto valore competitivo della ricerca condotta dal dottor Zito e conferma l'importanza del rientro di giovani talenti per l'innovazione scientifica del territorio» .
Il percorso del ricercatore palermitano si è sviluppato tra istituzioni di eccellenza: dopo la laurea e il dottorato al King's College di Londra, Zito ha lavorato al Massachusetts General Hospital e alla Harvard Medical School negli Stati Uniti, oltre a ricoprire il ruolo di genetista computazionale senior nel settore biotecnologico svizzero. Dal maggio 2026 è rientrato all'Università di Palermo come ricercatore in tenure track, riportando in Sicilia competenze maturate nei principali centri mondiali della ricerca genetica .

«La caratterizzazione molecolare di questi fattori - conclude Zito - è fondamentale per comprendere il legame tra alterazioni genetiche e rischio di malattie autoimmuni nelle donne, aprendo la strada a nuovi approcci immunoterapeutici e a una medicina personalizzata di genere».

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