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Ebola, l'Italia rafforza la vigilanza: monitoraggio per il personale di rientro da Congo e Uganda

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Ebola, l'Italia rafforza la vigilanza: monitoraggio per il personale di rientro da Congo e Uganda

Attivata la sorveglianza sanitaria per operatori e cooperanti provenienti dalle aree del focolaio Bundibugyo, mentre l'Oms valuta l'emergenza internazionale e segnala un rapido aumento di casi e decessi

Redazione

19 Maggio 2026 12:08

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L'attivazione della sorveglianza sanitaria per il personale proveniente da Repubblica Democratica del Congo e Uganda, annunciata dal ministero della Salute, si inserisce in un quadro epidemiologico che nelle ultime ore ha assunto contorni più critici, spingendo l'Organizzazione Mondiale della Sanità a convocare il proprio comitato di emergenza per valutare l'evoluzione dell'epidemia di virus Bundibugyo, una variante di Ebola priva di terapie e vaccini approvati.

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La circolare ministeriale — emanata nel rispetto del principio di massima cautela — stabilisce che la vigilanza riguardi tutto il personale, sanitario e non, impegnato in attività di cooperazione o supporto nelle aree colpite. Una misura che si applica agli operatori di organizzazioni governative, ong e progetti di cooperazione attivi nei territori interessati dal focolaio. La procedura prevede un modello di dichiarazione sanitaria, compilato e inviato al ministero almeno 48 ore prima della partenza dalla zona affetta, contenente i dati necessari alla tracciatura ai fini di sanità pubblica. In assenza di un medico dell'organizzazione, la dichiarazione può essere firmata dal legale rappresentante o dal responsabile del progetto, che attesta — su autodichiarazione del cooperante — l'assenza di sintomi.

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All'arrivo in Italia, il personale viene sottoposto a una valutazione presso gli ambulatori USMAF-SASN, con misurazione della temperatura corporea e completamento della scheda anamnestica. Per chi rientra con mezzi non aeroportuali, la stessa procedura è affidata al medico della Asl competente. La circolare chiarisce che, anche in assenza di esposizioni note nei 21 giorni precedenti, o quando non sia possibile stabilirle con certezza, è raccomandata l'attivazione della sorveglianza dei contatti a basso rischio: un monitoraggio quotidiano non restrittivo, senza isolamento obbligatorio, ma con attenzione alla comparsa di eventuali sintomi.

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Il rafforzamento delle misure italiane arriva mentre l'Oms registra un aumento dei casi e dei decessi. Secondo gli ultimi dati, si contano 513 casi sospetti e 131 morti nella Repubblica Democratica del Congo, con segnalazioni anche in Uganda. Due casi sono stati confermati nel Paese confinante, mentre un cittadino statunitense positivo è stato trasferito in Germania. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha parlato di una situazione "particolarmente seria", sottolineando come questa sia la prima volta in cui un direttore generale dichiara un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale prima ancora di convocare il comitato di emergenza.

A preoccupare sono diversi elementi: la presenza di casi in aree urbane, i decessi tra operatori sanitari — segnale di una trasmissione associata all'assistenza — e le condizioni del territorio. La provincia di Ituri vive un'intensa instabilità, con oltre 100 mila sfollati a causa del conflitto, un fattore che, in contesti di epidemia, amplifica il rischio di diffusione. A ciò si aggiunge l'elevata mobilità legata alle attività minerarie e la natura stessa del virus Bundibugyo, per il quale non esistono strumenti terapeutici o vaccinali.

In questo scenario, la circolare italiana richiama anche le compagnie aeree a segnalare eventuali casi sospetti a bordo, rafforzando così la catena di controllo ai punti di ingresso nel Paese. L'Oms, intanto, ha già inviato una squadra sul campo e stanziato quasi 4 milioni di dollari per sostenere la risposta all'emergenza.

(Fonte Ansa)

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