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«Viaggiu», l'opera di Gabriele Conoscenti che riscopre i timbri perduti del Mediterraneo: un'odissea etnomusicologica tra Sicilia, Andalusia e Oriente

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«Viaggiu», l'opera di Gabriele Conoscenti che riscopre i timbri perduti del Mediterraneo: un'odissea etnomusicologica tra Sicilia, Andalusia e Oriente

Il nuovo brano del musicista e autore è una sartoria sonora d'altri tempi: un cammino interiore lungo la «thrazzèra bianca» che trasforma le ferite della vita in dignità, riscoprendo le radici nobili della lingua siciliana e l'eredità mediterranea.

Giovanni Di Lorenzo

28 Settembre 2026 11:00

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C'è un momento preciso, lungo il percorso di ogni individuo, in cui il cammino smette di essere un semplice movimento nello spazio e diventa un'odissea interiore. È attorno a questo nodo esistenziale che si sviluppa «Viaggiu», il nuovo brano e progetto discografico firmato da Gabriele Conoscenti. Non un semplice singolo, ma un'opera di vera e propria «sartoria etnomusicologica», come la definisce lo stesso artista: una partitura complessa e viscerale in cui l'eredità siciliana si intreccia a sonorità arabo-normanne, iberiche e balcaniche, grazie all'impiego di strumenti tradizionali e antichi legni rievocati per riscoprire timbri storici andati perduti.

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La «thrazzèra bianca» come metafora dell'esistenza
L'ambientazione ideale del brano ritrova il suo fulcro nella «thrazzèra bianca»: le antiche vie di terra, povere e polverose, che per secoli hanno solcato l'interno dell'isola. In «Viaggiu», queste strade di pietra divengono la metafora visiva e spirituale del cammino umano.

Un percorso che muove dallo smarrimento e dall'incertezza tipici della giovinezza per approdare alla piena consapevolezza della maturità. Qui le ferite della vita si spogliano della loro carica dolorosa per trasformarsi in forza decisionale e ritrovata dignità. È lo stesso ritornello a sancire questa catarsi con una dichiarazione d'identità forte e luminosa: «atthruvai lu me postu, atthruvai lu me valuri» ("ho ritrovato il mio posto, ho ritrovato il mio valore").

Un cammino che, sottolinea Conoscenti, va affrontato rigorosamente «a solo». La solitudine non è qui vissuta come abbandono o condanna, ma come una dimensione intima e necessaria: uno spazio di silenzio indispensabile per ascoltarsi davvero e trovare la spinta per depurarsi da legami, persone e contesti nocivi.

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Un ponte culturale tra safar, azal e cante jondo
L'architettura concettuale di «Viaggiu» sorprende per la densità dei suoi parallelismi culturali. La ricerca strofica evoca la lezione araba del safar — il viaggio alchemico di trasformazione dell'anima — mentre la gestione del «silenziu» rievoca il valore metafisico dell'azal.
Al contempo, il brano vibra dell'impeto passionale e drammatico tipico del cante jondo andaluso. Sentimenti viscerali come lo «scantu» (la paura) e la descrizione dei «deserti arsi» ricalcano con forza la radice iberica dello espanto e della tierra yerma.

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Le tracce dell'eredità ispanica: assonanze e calchi linguistici
Nonostante «Viaggiu» sia un'opera d'autore contemporanea, le tracce della secolare presenza spagnola, catalana e ibero-americana affiorano in modo evidente sul piano linguistico, stilistico e tematico.

1. Etimologie e prestiti storici:
- Thrazzera: dal catalano drecera (o dallo spagnolo arcaico), la via rurale di transito.
- Mappi: diretto calco dal castigliano mapa.
- Varcari / Fruntieri: da barcar, l'atto di imbarcarsi o attraversare un confine.
- Scuru e Scantu: assonanze dirette con il castigliano oscuro ed espanto.
- Spardari: dal catalano espaldar / spagnolo despaldar (aprire, squarciare, consumare).

2. I topoi del Cammino e del Desierto:
La figura del viandante solo sotto un sole rovente («supra 'sta terra sicca», «u pruvulazzu intra li scarpi», «u ventu cauro ca mi guida e mi abbrucia») richiama i temi cardine della lirica popolare ispanica, dai ritmi della Copla e del Romancero fino al trovarismo e alla canción de caminante latinoamericana.

La lingua siciliana come idioma illustre
A coronare l'intero progetto è la scelta della lingua siciliana. Conoscenti rifiuta la dimensione del "mero dialetto" per riaffermare il siciliano come idioma nobile e illustre, erede diretto della straordinaria sintesi culturale promossa da Federico II e dalla Scuola Poetica Siciliana.
«Viaggiu» si rivela così molto più di un brano musicale: è un tributo ad una stratificazione linguistica e culturale millenaria, ma soprattutto un invito laico e profondo ad attraversare il proprio buio interiore per ritrovare, finalmente, la propria pace.

di Giovanni Di Lorenzo

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