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Demenza frontotemporale: cos'è la malattia che ha colpito Bruce Willis

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Demenza frontotemporale: cos'è la malattia che ha colpito Bruce Willis

La demenza frontotemporale o malattia di Pick interessa principalmente i lobi frontali e temporali, causando alterazioni comportamentali e linguistiche progressive

Redazione

05 Agosto 2025 10:46

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La diagnosi di demenza frontotemporale ricevuta da Bruce Willis, famoso attore e cantante statunitense, nel 2022 ha acceso l'attenzione su una delle forme di demenza più precoci e devastanti. La sua diagnosi è stata resa pubblica nel febbraio 2023, ma i primi segnali erano arrivati, appuntto, tempo prima. L'attore, avrebbe perso progressivamente la capacità di parlare, leggere e camminare. Se la famiglia parla di condizioni stabili, diversi media internazionali segnalano un peggioramento significativo. Il caso di Bruce Willis ha dato visibilità a una malattia spesso sottovalutata o poco conosciuta: la demenza frontotemporale (FTD) o malattia di Pick,  un gruppo eterogeneo di disturbi neurodegenerativi che colpiscono principalmente i lobi frontali e temporali del cervello.

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A differenza dell'Alzheimer, questa condizione si manifesta tipicamente in età più giovane, tra i 45 e i 65 anni, ed è caratterizzata da alterazioni comportamentali, del linguaggio e delle funzioni esecutive piuttosto che da problemi di memoria nelle fasi iniziali.La malattia prende il nome dal neurologo Arnold Pick, che per primo la descrisse nel 1892. Oggi sappiamo che rappresenta la seconda causa più comune di demenza nelle persone sotto i 65 anni, dopo l'alzheimer, e colpisce uomini e donne in egual misura.

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Sintomi e manifestazioni della demenza frontotemporale
Variante comportamentale (bvFTD)
 
La variante comportamentale è la forma più comune e si presenta con cambiamenti drammatici della personalità e del comportamento sociale. I pazienti possono diventare inappropriati socialmente, perdere l'empatia e mostrare comportamenti impulsivi o compulsivi.
Altri segni caratteristici includono: Perdita di inibizione sociale; Apatia e perdita di motivazione; Comportamenti ripetitivi o stereotipati; Cambiamenti nelle abitudini alimentari (preferenze eccessive per dolci); Perdita di insight sulla propria condizione

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Afasia progressiva primaria 
L'afasia progressiva primaria si manifesta con difficoltà progressive del linguaggio, mentre le altre funzioni cognitive rimangono inizialmente preservate. Esistono tre sottotipi principali: 
Variante semantica: i pazienti perdono gradualmente la comprensione del significato delle parole, pur mantenendo la fluidità del discorso. Possono descrivere un oggetto senza riuscire a nominarlo.
Variante non fluente: caratterizzata da difficoltà nell'articolazione e nella produzione del linguaggio, con frasi telegrafiche ed errori grammaticali, mentre la comprensione rimane relativamente preservata.
Variante logopenica: presenta difficoltà nel trovare le parole e nel ripetere frasi, con frequenti pause nel discorso alla ricerca del termine appropriato.

Sintomi motori
Alcune forme di demenza frontotemporale si associano a sintomi motori, sviluppando quadri simili alla sclerosi laterale amiotrofica (SLA) o al parkinson. Questi pazienti possono presentare debolezza muscolare, rigidità e difficoltà motorie progressive.

Cause della demenza frontotemporale
Basi genetiche

Circa il 40% dei casi ha una componente familiare, con mutazioni identificate in diversi geni. Le mutazioni più comuni coinvolgono i geni MAPT (che codifica per la proteina tau), GRN (progranulina) e C9orf72.
La proteina tau gioca un ruolo cruciale nella stabilizzazione dei microtubuli neuronali. Quando mutata, può aggregarsi formando inclusioni tossiche che danneggiano le cellule nervose.

Accumuli proteici 
A livello microscopico, la demenza frontotemporale è caratterizzata dall'accumulo anomalo di proteine nelle cellule nervose. Oltre alla tau, possono accumularsi la proteina TDP-43 e, meno frequentemente, la proteina FUS.
Questi accumuli proteici causano disfunzione e morte neuronale progressive, particolarmente nelle aree frontali e temporali del cervello responsabili del comportamento, del linguaggio e delle funzioni esecutive.

Fattori di rischio 
Oltre alla predisposizione genetica, alcuni fattori ambientali potrebbero contribuire allo sviluppo della malattia, anche se la ricerca è ancora in corso. L'età rimane il principale fattore di rischio non modificabile.

Diagnosi della demenza frontotemporale 
La diagnosi di demenza frontotemporale richiede una valutazione multidisciplinare che coinvolge neurologo, neuropsicologo e spesso psichiatra. È fondamentale una raccolta accurata della storia clinica, includendo informazioni dettagliate sui cambiamenti comportamentali osservati dai familiari.
I test neuropsicologici sono essenziali per valutare le diverse funzioni cognitive e identificare il pattern specifico di deficit. A differenza dell'Alzheimer, i test di memoria sono spesso normali nelle fasi iniziali.

Neuroimaging 
La risonanza magnetica cerebrale mostra tipicamente atrofia asimmetrica dei lobi frontali e/o temporali. Questa atrofia può essere più evidente in specifiche regioni a seconda della variante clinica.
La PET cerebrale può rivelare ipometabolismo nelle aree frontali e temporali, fornendo informazioni aggiuntive sulla funzionalità delle diverse regioni cerebrali.

Test genetici 
Quando esiste una storia familiare suggestiva, i test genetici possono identificare mutazioni specifiche. Questa informazione è importante non solo per la diagnosi, ma anche per la consulenza genetica dei familiari. 
Biomarker 
La ricerca sui biomarker nel liquido cerebrospinale e nel sangue è in rapida evoluzione. Alcuni marker possono aiutare a distinguere la demenza frontotemporale dall'Alzheimer e da altre forme di demenza.

Trattamento
Approccio sintomatico

Attualmente non esistono terapie specifiche per rallentare o arrestare la progressione della demenza frontotemporale. Il trattamento si concentra sulla gestione dei sintomi e sul miglioramento della qualità della vita.
Gli antidepressivi SSRI possono essere utili per controllare i comportamenti compulsivi e l'irritabilità. Tuttavia, è importante un uso cauto dei farmaci, poiché i pazienti possono essere più sensibili agli effetti collaterali.

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