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Impianti cocleari, solo un paziente su venti tra gli adulti potenzialmente candidabili riceve la tecnologia
Il 29 ottobre al Senato la presentazione dei risultati del progetto «Sentiamoci meglio», promosso da TrendSanità e organizzato da SEEd. Al centro del confronto, accesso alle cure, continuità assistenziale e criteri per gli acquisti pubblici
Impianti cocleari, solo un paziente su venti tra gli adulti potenzialmente candidabili riceve la tecnologia
Roma, 26 ottobre 2026 - In Italia, a fronte di circa 307.000 adulti potenzialmente candidabili all'impianto cocleare, si stimano circa 15.000 persone portatrici di questa tecnologia: un paziente trattato ogni venti potenzialmente eleggibili. Un divario che richiama l'attenzione non soltanto sulla disponibilità dei dispositivi, ma anche sulla capacità del Servizio sanitario nazionale di individuare tempestivamente i pazienti, garantire una valutazione specialistica appropriata e assicurare la continuità dell'assistenza.
Da queste evidenze prende le mosse «Sentiamoci meglio. Come migliorare la filiera dell'accesso e dell'acquisto pubblico degli impianti cocleari», il progetto organizzato da SEEd Società Benefit, promosso dalla testata TrendSanità e realizzato con il contributo non condizionante di Cochlear Italia, i cui risultati saranno presentati giovedì 29 ottobre, dalle 9.30 alle 12, presso la Sala dell'Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica, a Roma, su iniziativa della senatrice Elena Murelli.
L'iniziativa ha coinvolto professionisti clinici, esperti di procurement, rappresentanti delle amministrazioni sanitarie e giuristi in due tavoli di confronto multidisciplinari dedicati a sei Regioni: Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Puglia, Sicilia e Toscana. L'obiettivo è analizzare le modalità organizzative e operative che regolano l'accesso agli impianti cocleari e il loro acquisto da parte del Servizio sanitario, individuando criticità comuni e possibili proposte di miglioramento.
Dall'accesso alle cure agli acquisti pubblici: le criticità emerse
Il confronto tra le esperienze regionali ha evidenziato competenze cliniche consolidate e modelli organizzativi di eccellenza, ma anche significative disomogeneità territoriali in relazione all'identificazione dei pazienti potenzialmente candidabili, all'organizzazione dei percorsi assistenziali e alle procedure di acquisto per la PA.
Le proposte per una filiera più integrata
Dalle tavole regionali è emersa la necessità di considerare accesso, presa in carico e procurement come parti di un unico processo. Tra le direttrici di intervento individuate figurano lo sviluppo di PDTA regionali specifici, in coerenza con le Linee guida dell'Istituto superiore di sanità del 2025; il rafforzamento dell'informazione rivolta a cittadini e professionisti sanitari; una programmazione degli acquisti basata sia sulla domanda potenziale sia sulla popolazione già impiantata.
Il confronto al Senato
I risultati saranno illustrati nel corso dell'incontro del 29 ottobre da Roberto Bonatti, avvocato dello Studio Legale Russo Valentini e professore aggregato all'Università di Bologna, dopo l'introduzione al progetto affidata a Simone Eandi, editore di SEEd Srl SB.
La successiva tavola rotonda riunirà rappresentanti delle istituzioni, del Ministero della Salute, delle società scientifiche, dell'industria dei dispositivi medici, delle associazioni e del mondo dell'informazione. Tra i partecipanti, la senatrice Elena Murelli, Francesco Saverio Mennini, capo Dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del SSN del Ministero della Salute, e Gabriella Guasticchi, direttrice generale dei dispositivi medici e del farmaco del Ministero della Salute.
Il confronto sarà finalizzato a mettere in comune esigenze e priorità, individuando proposte operative applicabili nei diversi contesti organizzativi e nelle future procedure di acquisto. Gli esiti saranno raccolti in un report di sintesi, condiviso con gli esperti partecipanti per eventuali integrazioni e validazione, e costituiranno la base per un documento finale con le principali evidenze e proposte emerse dal progetto.
Il presupposto è che il valore dell'impianto cocleare non si esaurisca nell'acquisto del dispositivo o nell'intervento chirurgico, ma dipenda dalla capacità del sistema sanitario di garantire a ogni paziente un percorso tempestivo, appropriato e continuativo.



