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Michele Torchiano, capitano dei Nas di Ragusa: "Non ci occupiamo solo di mozzarelle! I nostri settori di intervento sono vasti, dovendo vigilare sulla salute pubblica"

Michele Torchiano, capitano dei Nas di Ragusa: "Non ci occupiamo solo di mozzarelle! I nostri settori di intervento sono vasti, dovendo vigilare sulla salute pubblica"

Nas è l'acronimo di Nuclei antisofisticazione e sanità dei carabinieri

Sonia Giugno

14 Dicembre 2025 10:00

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Guarda videoIl Cap. dei Nas Michele Torchiano
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Abbiamo intervistato il capitano dei Nas di Ragusa, Michele Torchiano, in occasione del convegno su "Medicina e Pubblica Sicurezza" tenutosi a Caltanissetta (questo il link per saperne di più sol congresso: Caltanissetta. "Medicina e Pubblica Sicurezza", si è concluso con grande successo di pubblico l'atteso appuntamento annuale | Quotidiano Benessere)  organizzato dalla Foreip in collaborazione con la Polizia di Stato e l'Anfp, patrocinato dall'Assessorato regionale alla Salute e dal Comune di Caltanissetta. Abbiamo dialogato con lui per capire e conoscere meglio quale sia l'attività di questo importante Nucleo per la salute e la sicurezza di tutta la popolazione del territorio di Caltanissetta, Ragusa e Siracusa.

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Nas è l'acronimo di Nuclei antisofisticazione e sanità dei carabinieri. E' stata la legge n. 283 del 30 aprile 1962, relativa alla disciplina igienica della produzione e commercio delle sostanze alimentari e delle bevande, a disporre, su iniziativa del Comando generale dell'arma, d'intesa con i Ministeri della Sanità e della Difesa, la creazione, nelle principali città, dei primi sei Nas carabinieri, sigla che allora identificava i "Nuclei anti sofisticazioni". Oggi, con l'ampliamento dei campi d'intervento, la sigla sta a significare "Nuclei antisofisticazioni e sanità".

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La sua partecipazione al convegno... 

" Ho affrontato una tematica duplice. Una introduttiva, dove ho rappresentato quello che noi quotidianamente facciamo, chiamiamola attività di routine che va dal mero controllo amministrativo a controlli più mirati. Ho cercato di rappresentare il Nas in tutte le sue sfaccettature e in tutti i suoi impieghi, sia a livello nazionale che internazionale. Ho parlato di sicurezza alimentare: sofisticazione, adulterazione, contraffazione. Ho posto all'attenzione della platea come cautelarsi, anche per il semplice acquisto di un prodotto ittico, in pescheria o al supermercato. A titolo esemplificativo ho portato il caso della vendita e della commercializzazione del pesce ghiaccio - che molti non conoscono - che vive nell'acqua dolce - in laghi e fiumi - e viene allevato in Cina. E' importato regolarmente in forma congelata ed è molto simile al nostro novellame di pesce azzurro, della sardina, la cosiddetta neonata.
La differenza sostanziale è che il pesce ghiaccio è un pesce adulto - bianco con un occhio nero - diverso dal nostro novellame di pesce azzurro. Viene spacciato spesso e volentieri per il novellame di sardina, quando in realtà non lo è. Anche dal punto di vista economico c'è differenza... Il panetto di un chilo di pesce ghiaccio costa 2,50 euro e il novellame, anche se catturato di frodo, ha un costo che può variare da 25-30 euro, in base al periodo.

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Poi, l'intervento si è spostato sulle cooperazioni del Nas con enti esterni, sia a livello nazionale che internazionale. Il Nas non si occupa - l'esempio che ho portato - esclusivamente di controllare le mozzarelle, va ben oltre. I nostri compiti sono tantissimi. Infatti, la locuzione Nucleo antisofisticazione e sanità non è stata scelta a caso, noi ci occupiamo di tutto ciò che riguarda la filiera alimentare, partendo dalla produzione primaria fino alla somministrazione dell'alimento, ma, anche, di Sanità".

Sanità e...? 

"In sanità i controlli sono tantissimi: strutture socio-assistenziali, ospedali, cliniche private, studi medici, esercizio della professione di medico, paramedico, fisiatra, masso-fisioterapista. Inoltre, utilizzo dei fitosanitari in agricoltura. 
Noi ci occupiamo anche di controlli in centri estetici. Come Nas di Ragusa abbiamo scoperto delle estetiste - che vengono dall'est europeo - che importano filler e botulino clandestinamente e poi lo somministrano a basso costo; spesso e volentieri queste sostanze, nel corso del tempo, possono provocare problemi di salute. Sono, ovviamente, sottoprodotti di scarsa qualità o, appunto, nocivi. La cronaca, negli ultimi mesi, ha trattato casi di trattamenti estetici fatti da personale non abilitato, anche questi rientrano nella nostra competenza".

Uno dei più recenti fatti di cronaca riguarda un acquisto sul web di un farmaco per dimagrire che è risultato, poi, essere insulina. Una 31enne è finita in coma a causa del prodotto contraffatto. Anche questo è un campo che vi appartiene? 

" Sì. L'episodio di cui mi chiede è la triste verità che può coinvolgere tante persone a causa di importazioni illegali di farmaci o acquisti su siti non sicuri, sempre per 'risparmiare'. Anche queste sono attività che noi forniamo alla collettività. Al sequestro, al controllo... segue che il relativo campionamento viene mandato all'Istituto superiore di sanità per le analisi".

Quali sono, poi, le altre aree di intervento? Può farci degli esempi?  

"Siamo vicini al Natale... il primo caso che mi viene in mente di citare è il controllo su giocattoli e luminarie. Faccio il caso delle luci per l'albero di Natale che all'apparenza ci possono sembrare innocue. Se dovessero surriscaldarsi perché di scarsa fattura e mancanti del controllo qualità, che quelle italiane hanno, perché prodotte da paesi terzi, potrebbero emettere gas nocivi per la nostra salute. Stessa cosa dicasi per la biancheria intima, che viene a contatto diretto con la pelle, i materiali usati se non controllati e di scarsa qualità potrebbero addirittura essere cancerogeni. Questi alcuni esempi a tutela della nostra salute. In materia di Sanità, invece, altro campo di applicazione su cui lavoriamo, sono, ad esempio, i centri di fisioterapia dove all'interno vengono impiegati masso-fisioterapisti. Accade che in alcune strutture non ci siano professionisti che abbiano il titolo per esercitare ma che vi siano operatori che possano fare solo massaggi. I fruitori si aspettano un centro di fisioterapia ma si trovano ad avere rapporti con persone che non solo non potrebbero esercitare perché non iscritti all'albo ma che mettono le mani sulle persone senza la giusta formazione".

La seconda parte del suo intervento è un case study, di cosa si è trattato?  

"Il convegno verteva, anche, sulla sicurezza personale, io ho trattato un argomento a noi caro - come Nas di Ragusa - ossia la verifica sull'operato delle strutture socio -assistenziali e in particolar modo la verifica delle condizioni in cui vivono le persone fragili. Il focus del case study è stato un'attività investigativa che noi abbiamo fatto sul territorio Nisseno, che è poi sfociato in un'esecuzione di misure cautelari. Siamo partiti da mero controllo amministrativo, in periodo Covid, ma arrivati sul posto ci si è resi conto che c'erano delle situazioni preoccupanti che andavano ben oltre ai problemi amministrativi, ma ben oltre, anche, alla semplice muffa o al problema delle figure presenti nella struttura.

Ho portato un esempio eloquente: quando i militari si sono avvicinati ad alcune persone che vivevano nella struttura, accompagnati da un operatore - compagno di una persona diversamente abile che viveva all'interno della struttura stessa - queste si scansavano, si rannicchiavano su se stesse come se avessero timore di essere colpite. Poi, andando avanti con le verifiche nella cucina e in dispensa ci si è resi conto che nel frigorifero c'erano pochissimi alimenti: pane raffermo, acqua, latte e un poca pasta. Naturalmente, è partita un'attività investigativa mirata a capire cosa stesse succedendo, è stata fatta un'informativa alla Procura della Repubblica, sono state installate delle videocamere interne ed esterne e i nostri sospetti, che le mancanze verso gli ospiti non fossero solo nel poco cibo e nella poca pulizia, sono diventati realtà. Ci siamo resi conto dei maltrattamenti che le persone subivano: picchiati con bastoni, minacciati con coltelli, abbandonati a se stessi".

Può dirci altro? 

"Le persone ospiti erano in mano a un soggetto che non aveva alcun titolo per prendersi cura di loro. L'uomo, somministrava fammici di sua iniziativa, senza avere alcuna cognizione di cosa stesse facendo. In platea c'erano medici, infermieri, operatori sanitari e ho fatto vedere loro come il soggetto trattava una persona diabetica. Per somministrare l'insulina ci sono delle modalità ben precise: viene tenuta refrigerata, viene poi tolta dal frigo, fatta rimanere per qualche minuto a temperatura ambiente e, poi, somministrata. Tutto ciò non avveniva. In pratica veniva presa dal frigo da questo soggetto, preparata e conficcata nel braccio della persona malata, ho utilizzato di proposito 'conficcata'. 
Ho fatto vedere un altro estratto delle intercettazioni: le persone venivano lasciate sole perché il soggetto in questione aveva altri lavori. Lasciava la struttura per andare a lavare le scale in un altro complesso, badava a un anziano. La sedicente compagna di questo soggetto emulava, poi, il suo operato e, quindi, a sua volta picchiava le persone che soggiornavano all'interno della struttura e le minacciava.

Una persona, in particolare, non vedente con altre comorbilità, patologie per le quali cadeva in terra, non riusciva a trattenere urina o feci, oppure, data la sua cecità faceva cadere qualcosa sul tavolo o sul pavimento veniva punita con schiaffi, pugni, calci, mani legate, polsi piegati quasi a farla inginocchiare come se volessero farla sottoporre alla volontà di questo sedicente operatore che si è anche macchiato del reato di violenza sessuale nei confronti di una donna anziana, anche lei diversamente abile: ha avuto con lei rapporti completi, l'ha sottoposta a palpeggiamenti e l'ha costretta a vedere un film porno dal suo telefonino. Comportamenti che non si possono che definire aberranti. Non è mai facile portare avanti questo tipo di indagini, lo abbiamo fatto con professionalità e cuore. Sono seguiti arresti e condanne".

Faccio una domanda, forse... non saprei come definirla... Perché? Per soldi? 

"Loro raccattavano pane raffermo e poi lo somministravano con un po' d'acqua per cena agli ospiti della struttura, molti di loro non avevano più nessun familiare ed era facile sfruttarli e intascarne la pensione. Dalle nostre intercettazioni è emerso che la maggior parte delle somme finivano in mano ai gestori della struttura e gli ospiti dovevano vivere con poco più di 300 euro al mese. Ha ben detto lei, i soldi sono spesso la causa, è sovente solo ed esclusivamente una questione economica".

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