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Rimini. Vaccini e pazienti fragili, per la SIMI sono parte integrante della terapia
Al Congresso nazionale SIMI il richiamo degli internisti: le immunizzazioni devono entrare stabilmente nei percorsi di cura dei pazienti cronici
Prof. Nicola Montano, presidente SIMI_LD
Le vaccinazioni nell'adulto fragile non devono essere considerate soltanto uno strumento per prevenire le infezioni, ma una vera componente del percorso terapeutico dei pazienti cronici e cardiovascolari. È il messaggio lanciato nel corso del 127° Congresso nazionale della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI), che si è svolto a Rimini, dove gli specialisti hanno evidenziato il ruolo protettivo dei vaccini non solo contro le malattie infettive, ma anche contro le complicanze cardiovascolari associate. Dall'Herpes Zoster all'influenza, dal Virus respiratorio sinciziale (RSV) allo pneumococco, gli esperti segnalano che le coperture vaccinali restano ancora troppo basse proprio nelle categorie di popolazione maggiormente esposte al rischio.
Secondo il professor Ivan Gentile, ordinario di Malattie infettive dell'Università Federico II di Napoli, il rischio di sviluppare l'Herpes Zoster, comunemente noto come fuoco di Sant'Antonio, non interessa soltanto gli anziani o le persone immunodepresse, ma è più elevato anche nei soggetti affetti da patologie cardiovascolari, renali, polmonari e diabete. Inoltre, l'infezione stessa può favorire eventi cardiovascolari nei mesi successivi.
«Studi mostrano un rischio di ictus circa doppio nelle prime due settimane successive all'Herpes Zoster e ancora superiore del 20% a sei mesi dall'episodio», ha spiegato Gentile. «La vaccinazione anti-Zoster riduce invece del 20% il rischio di ictus e infarto e dovrebbe essere considerata parte integrante del percorso di cura dei pazienti con malattie cardiovascolari».
Nonostante queste evidenze, la copertura vaccinale contro l'Herpes Zoster nelle categorie a rischio si attesta in Italia attorno al 10%, pur essendo gratuita per gli over 65 e per diverse categorie fragili.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al Virus respiratorio sinciziale. Studi citati durante il congresso mostrano come, dopo un ricovero legato all'RSV, aumenti significativamente il rischio di eventi cardiovascolari maggiori, tra cui infarto, ictus e trombosi venosa profonda. Nei soggetti con cardiopatie, BPCO o asma, la vaccinazione è associata a una riduzione del 20% degli eventi cardiovascolari maggiori e a una sensibile diminuzione delle ospedalizzazioni.
Anche l'influenza, come ricordato dalla dottoressa Clelia Canale, direttore dell'Unità operativa complessa di Medicina interna dell'ospedale di Melito di Porto Salvo, non deve essere considerata una semplice infezione respiratoria.
«L'influenza inizia come infezione respiratoria ma diventa una malattia sistemica capace di coinvolgere numerosi organi e apparati», ha evidenziato Canale, ricordando come il processo infiammatorio e trombotico innescato dal virus possa aumentare il rischio di complicanze cardiovascolari soprattutto nei pazienti anziani e fragili.
I dati illustrati durante il congresso mostrano inoltre che la vaccinazione antinfluenzale effettuata entro 72 ore dal ricovero per infarto miocardico acuto è associata a una riduzione della mortalità complessiva e della mortalità cardiovascolare. Per questo motivo le principali società scientifiche raccomandano il vaccino antinfluenzale nei soggetti fragili con il massimo livello di evidenza.
Da qui l'appello lanciato dagli internisti affinché la vaccinazione venga inserita stabilmente nei piani terapeutici e nei percorsi di dimissione ospedaliera. Un concetto ribadito anche dal presidente della SIMI, Nicola Montano, secondo cui un'infezione prevenibile può compromettere gravemente l'equilibrio clinico di pazienti già affetti da più patologie.
L'obiettivo, condiviso dalla comunità scientifica, è rafforzare le strategie di prevenzione e aumentare le coperture vaccinali tra le persone più vulnerabili, riconoscendo ai vaccini un ruolo che va oltre la prevenzione dell'infezione e che contribuisce concretamente alla protezione cardiovascolare e alla qualità di vita dei pazienti cronici.



