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Ulss e Provincia in prima linea contro la peste suina

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Ulss e Provincia in prima linea contro la peste suina

L'Ulss Dolomiti e la Provincia di Belluno hanno sottoscritto un accordo di collaborazione per interventi urgenti per l'eradicazione della ...

Redazione

25 Giugno 2025 19:59

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L'Ulss Dolomiti e la Provincia di Belluno hanno sottoscritto un accordo di collaborazione per interventi urgenti per l'eradicazione della peste suina africana.
Cos'è la peste suina
La Peste suina africana è una malattia virale altamente contagiosa e spesso letale per suini domestici (maiale) e selvatici (cinghiale), ma non si trasmette agli esseri umani.
Negli ultimi anni ha costituito una forte minaccia per l'industria suinicola globale, con un grande impatto sull'economia e sulla sicurezza alimentare. La sua natura altamente contagiosa e la mancanza di un vaccino efficace rendono la gestione della malattia una sfida complessa; i cinghiali selvatici Eurasiatici (Sus scrofa ferus) rappresentano un importante fattore di rischio, costituendo un serbatoio per la conservazione del virus in natura.

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Attualmente in Europa risultano attivi diversi focolai di malattia, che nel nostro paese è presente principalmente in alcune aree della pianura padana, giungendo ormai in prossimità dei confini della regione Veneto.
I piani di prevenzione
La normativa prevede che tutti i capi abbattuti di selvaggina selvatica grossa siano conferiti presso appositi centri di raccolta istituiti dalle Riserve, per il rilievo dei dati biometrici e per le verifiche di competenza da parte del Servizio di Polizia Provinciale.
Su tutti i cinghiali abbattuti attraverso l'attività venatoria, compresi quelli destinati all'auto-consumo, in particolare, è obbligatorio l'esame trichinoscopico, al fine di evitare il possibile insorgere di casi di trichinellosi umana (zoonosi a trasmissione alimentare).

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Annualmente in provincia di Belluno vengono abbattuti circa 6-700 cinghiali.
L'oggetto della convenzione tra la Provincia e l' Ulss Dolomiti riguarda la copertura dei costi dell'ispezione veterinaria sui cinghiali cacciati in favore dei cacciatori abilitati all'attività venatoria e prevede un investimento della Provincia di 10 mila euro per 12 mesi.
Tale iniziativa ha lo scopo di ridurre la consistenza della popolazione di cinghiali selvatici, con la duplice finalità di limitare i danni causati da questa specie invasiva alle coltivazioni e agli ambienti silvestri, nonché di prevenire la possibile estensione al territorio provinciale del fronte dell'epidemia di peste suina africana presente nelle regioni limitrofe

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In particolare l'Azienda ULSS n. 1,si impegna a:
- provvedere al prelievo di campioni di muscolo (generalmente il diaframma) dai capi abbattuti e al raccoglimento dei campioni, su chiamata da parte degli operatori, dei cacciatori o delle riserve di caccia;
- inviare i campioni raccolti all'IZSVe per l'analisi;
- gestire i risultati analitici, segnalando eventuali positività
La Provincia di Belluno, per il tramite del Corpo di Polizia Provinciale e degli Uffici Caccia e Pesca, ha il compito:
- di rendere effettivamente operative le misure di eradicazione e sorveglianza della Peste Suina Africana (PSA) previste dai piani nazionali e regionali;
- di coordinare le azioni dei soci delle Riserve Alpine di Caccia previste dai piani nazionali e regionali della Peste Suina Africana (PSA);
- di rendicontare puntualmente alla Regione del Veneto i risultati dell'applicazione dei piani sopra
citati.

"L'adozione di pratiche di biosicurezza rigorose è fondamentale per proteggere gli allevamenti di suini domestici dalla PSA; la collaborazione tra autorità competenti, cacciatori, allevatori e cittadini, è fondamentale per il successo di queste misure". commenta il Direttore Generale Giuseppe Dal Ben. 
"Il rapporto di grande collaborazione con tutte le riserve alpine di caccia per noi è fondamentale, per questo siamo soddisfatti di firmare questo accordo con l'Ulss1 e di mettere a disposizione del territorio le risorse necessarie per esentare il pagamento delle analisi obbligatorie sui cinghiali abbattuti dai nostri controllori dentro il piano della PSA, mutuando una pratica che a livello nazionale è prevista per le zone rosse. Solo lavorando insieme possiamo vincere le sfide del nostro territorio come in questo caso la sfida di battere la Peste Suina Africana", commenta il vice presidente della Provincia Silvia Calligaro.

INFORMAZIONI TECNICHE
La trichinellosi (detta anche trichinosi) è una zoonosi causata da vermi cilindrici (nematodi) appartenenti al genere Trichinella, un parassita che inizialmente si localizza a livello intestinale per poi dare origine a una nuova generazione di larve che migrano nei muscoli, dove poi si incistano. Il parassita è in grado di infettare i mammiferi, gli uccelli e i rettili, soprattutto quelli carnivori e onnivori (maiale, volpe, cinghiale, cane, gatto, uomo).
La trasmissione all'uomo avviene esclusivamente per via alimentare, attraverso il consumo di carne cruda o poco cotta contenente le larve del parassita. In Italia, il veicolo di trasmissione è la carne suina (maiale o cinghiale), equina e più raramente di carnivori selvatici (volpe); a tutela della salute dei consumatori, sono previsti specifici piani di controllo sugli animali (suidi domestici e selvatici ed equidi) destinati alla produzione di alimenti per l'uomo (carni).
Nell'uomo il quadro clinico varia dalle infezioni asintomatiche a casi particolarmente gravi, con alcuni decessi. La sintomatologia classica è caratterizzata da diarrea (che è presente in circa il 40% degli individui infetti), dolori muscolari, debolezza, sudorazione, edemi alle palpebre superiori, fotofobia e febbre.

Nel nostro paese i casi di malattia nell'uomo sono sporadici, e riferibili prevalentemente al consumo di carni crude di cinghiali non controllati. L'esame trichinoscopico sistematico su tutti i cinghiali cacciati costituisce un sistema di sorveglianza attivo per il monitoraggio epidemiologico di questa zoonosi, e uno strumento diretto
di tutela della salute dei consumatori, determinando l'esclusione immediata dal consumo di tutti i capi che dovessero risultare positivi al controllo (è interdetto l'uso delle carni di questi animali fino all'emissione da parte dell'IZSVe del referto che ne certifica la negatività).

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