Sanità Sicilia
Caltanissetta. Operaio precipita da un'impalcatura: Giovanni Di Lorenzo racconta come è stato salvato da un gravissimo trauma toracico
Coinvolti nell'intervento molti professionisti dell'Asp2
Caltanissetta. Operaio precipita da un'impalcatura: Giovanni Di Lorenzo racconta come è stato salvato da un gravissimo trauma toracico
Un operaio precipita da un'impalcatura a Gela e arriva al S. Elia in condizioni critiche. Dopo un complesso intervento chirurgico che gli ha salvato la vita, eseguito in emergenza il paziente viene trasferito in terapia intensiva del Cannizzaro di Catania.
Quotidiano Benessere il chirurgo generale e toracico, già responsabile del Blocco operatorio del presidio ospedaliero S. Elia, Giovanni Di Lorenzo, racconta le ore decisive che hanno coinvolto decine di professionisti dell'Asp di Caltanissetta.
Ci sono emergenze che mettono alla prova non soltanto i professionisti coinvolti, ma un intero sistema.
È quanto accaduto lo scorso 9 ottobre al presidio ospedaliero S. Elia di Caltanissetta, dove un uomo, vittima di un grave incidente sul lavoro a Gela, è arrivato in elisoccorso con un trauma penetrante del torace e un quadro clinico estremamente compromesso.
La ferita aveva provocato una massiva emorragia interna, uno emo pneumotorace e gravi danni alla parete toracica. Dopo la prima gestione del paziente al Pronto Soccorso, diretto da Salvatore Amico, il rapido deterioramento delle condizioni emodinamiche hanno reso necessario il trasferimento immediato in sala operatoria dove è stato eseguito iniziamlemnte un damage control surgery. A seguire, dopo avere stabilizzato emodinamicamente il paziente, è stata eseguita una tractotomia, una wedge resection e statbilizzazione della parete toracica.
Ad eseguire l'intervento chirurgico e coordinare le attività del Blocco operatorio è stato Giovanni Di Lorenzo, che per Quotidiano Benessere ripercorre le fasi più delicate
dell'intervento.
Dottor Di Lorenzo, quando avete compreso che vi trovavate davanti a una situazione in cui ogni minuto sarebbe stato decisivo?
«Fin dalla prima valutazione. Il paziente presentava lesioni particolarmente gravi e un quadro clinico in rapido peggioramento. In situazioni come queste bisogna prendere
decisioni immediate. Non c'è tempo per esitazioni: occorre attivare tutte le risorse disponibili e lavorare in maniera coordinata».
L'intervento è stato eseguito dall'équipe della Chirurgia generale, diretta da Giovanni Ciaccio, composta dai chirurghi Giovanni Di Lorenzo e Luigi Lazzaro, dall'anestesista
afferente all'Uoc di Rianimazione Maria Carmela Ciuro, dagli infermieri Giulia Pletto, Chiara Galanti e Salvatore Falzone e dall'oss Bruno Sari, afferenti all'Unità operativa dipartimentale coordinamento sale operatorie - diretta dallo stesso Di Lorenzo.
Una squadra chiamata ad affrontare un intervento di altissima complessità, eseguito secondo i principi della damage control surgery, una strategia utilizzata nei grandi traumi per controllare rapidamente le lesioni e consentire la stabilizzazione del paziente.
Quanto 'pesa' il lavoro di squadra in un contesto come questo?
«Pesa tutto. Nessuno affronta un'emergenza di questo tipo da solo. Ognuno deve conoscere perfettamente il proprio ruolo e, allo stesso tempo, essere in sintonia con gli altri professionisti coinvolti.
È questa capacità di lavorare insieme che consente di intervenire rapidamente e in sicurezza anche nelle situazioni più critiche».
Accanto alla sala operatoria si è mossa una macchina organizzativa più ampia, che ha coinvolto numerosi servizi ospedalieri. Determinante il supporto del Centro trasfusionale diretto da Nunzio Marletta, della Radiologia diretta dal facente funzioni Giuseppe Vaccaro e del Laboratorio di Analisi diretto da Maria Andriolo.
L'aspetto organizzativo è stato importante quanto quello chirurgico?
«Assolutamente sì. Quando si gestisce un trauma maggiore ogni servizio è parte integrante del percorso di cura. Dalla diagnostica alla disponibilità di sangue, dal supporto
anestesiologico alla gestione post-operatoria, tutto deve avvenire nei tempi corretti. È un lavoro corale».
Dopo l'intervento il paziente è stato preso in carico da Salvatore Napoli, dalla Rianimazione del S. Elia, diretta da Giancarlo Foresta, che ha seguito il paziente fino al trasferimento alla Terapia intensiva dell'ospedale Cannizzaro di Catania. Il trasferimento è stato coordinato dalla Centrale operativa 118 Sicilia centrale diretta da Giuseppe Misuraca. Ad accompagnare l'operario l'anestesista Leonardo Buttitta.
C'è poi un dettaglio che rende questa vicenda particolarmente significativa. Solo poche settimane fa, durante il V congresso nazionale obiettivo trauma, ospitato proprio a
Caltanissetta, era stato simulato uno scenario molto simile: la gestione di un trauma penetrante del torace.
Quanto ha inciso, in un caso reale, il lavoro di formazione svolto durante il congresso?
«Le simulazioni servono esattamente a questo. Consentono ai professionisti di allenare processi decisionali e capacità operative che, quando si presenta una vera emergenza, devono entrare in funzione immediatamente. La formazione continua rappresenta uno strumento fondamentale per garantire risposte efficaci ai pazienti».
È corretto dire che ciò che avete simulato poche settimane fa si è ripresentato nella realtà?
«In buona parte sì. Ci siamo trovati davanti a uno scenario che presentava molte analogie con quelli affrontati durante il congresso. Questo conferma il valore dell'addestramento multidisciplinare e della simulazione come strumenti di crescita professionale».
Infine una riflessione che va oltre il singolo intervento. Che cosa lascia, dal punto di vista umano e professionale, una esperienza come questa?
«La consapevolezza che preparazione, esperienza e collaborazione continuano a essere gli strumenti più importanti che abbiamo. Quando tutte le professionalità coinvolte riescono a lavorare come una squadra, possiamo offrire al paziente la migliore possibilità di superare anche le situazioni più difficili».
La storia dell'operaio arrivato al S. Elia in condizioni disperate, è una storia, fortunatamente e soprattutto per la persona coinvolta, a lieto fine che non racconta soltanto il successo di un intervento chirurgico complesso. Racconta la capacità di una rete assistenziale di attivarsi in pochi minuti, mettendo in collegamento emergenza territoriale, pronto soccorso, chirurgia, rianimazione, diagnostica e servizi di supporto. Una prova sul campo che ha trasformato formazione, esperienza e lavoro di squadra in una concreta possibilità di vita.



